SITUAZIONE STORICA
Da sempre fedele servitore dell’uomo nello svolgimento delle mansioni più pesanti, l’asino è conosciuto sin dai tempi di Erodoto (V sec. a.C.) anche per le proprietà nutrizionali e terapeutiche del suo latte; celebri a tal proposito le ricette curative a base di latte d’asina diffuse da Plinio il Vecchio e i bagni di bellezza in latte d’asina di Cleopatra e Poppea.
All’epoca rinascimentale risale la prima vera considerazione scientifica del latte d’asina ad opera di Francesco I.
Sempre in Francia nel XIX secolo il Dottor Parrot dell’ "Hôpital des Enfants Assistés" diffuse la pratica di avvicinare i neonati orfani di madri direttamente al capezzolo dell’asina (Bulletin de l'Académie de médecine, 1882).
SITUAZIONE ATTUALE
Attualmente la comunità scientifica eredita da tale tradizione storica l’importanza del latte di asina come sostituto del latte umano. E così oggi come allora trova nobile impiego nell’alimentazione di neonati allergici alle proteine del latte vaccino e che comunque non possono disporre del latte materno. Tuttavia, contrariamente ad un tempo quando la grande disponibilità di asini rendeva inutile la necessità di allevamenti finalizzati alla produzione lattea, oggi l’efficiente meccanizzazione delle attività agricole e le mutate condizioni sociali hanno portato il numero di asini ad una drastica riduzione, tanto da poter considerare tutte le razze asinine italiane ad alto rischio di estinzione.

Fig1: Calo della popolazione Asinina in Italia |
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